La polizza malattia vale anche con la pioggia

«La polizza malattia non può essere un ombrello che si apre solo quando c'è il sole e si chiude quando piove». Un principio che è stato abbracciato in Via del Quirinale, alla sede dell'Isvap (l'istituto di controllo del settore assicurativo), dove hanno deciso di cambiare le regole del settore. Oggi un assicurato può vedersi chiudere un contratto malattia proprio nel momento in cui si ammala, magari per una patologia grave. Riceve insomma quanto dovuto secondo la prima denuncia ma poi non potrà più avere una polizza assicurativa. Non tutte le compagnie lo fanno e non tutte lo fanno con la stessa metodologia. Ma di fatto finora non c'era nessuna norma che impedisse all'assicurazione di recedere se il cliente fosse incappato in un sinistro. Qualcuna si dava per esempio uno o due anni di tempo per verificare che l'assicurato non avesse sottoscritto la polizza malattia sapendo già di avere dei problemi di salute. Altre mantenevano la possibilità di recesso senza limiti di tempo. Ma dal prossimo dicembre non sarà più possibile: l'istituto guidato da Giancarlo Giannini ha stabilito infatti che le compagnie non potranno più chiudere il rapporto se il proprio assicurato subirà un sinistro; non potranno insomma abbandonarlo nel momento più difficile solo perché i rischi sono aumentati. Ma non è solo questa la novità. Le assicurazioni non potranno neppure chiudere automaticamente il contratto se l'assicurato ha raggiunto il limite d'età previsto dal contratto qualora le polizze non siano ancora arrivate a scadenza. E per di più la regola sarà retroattiva: «Con riguardo ai contratti in corso, che contengono clausole relative alla cessazione automatica della copertura assicurativa, le imprese considerano il rischio in copertura nel caso in cui l'assicurato abbia continuato a pagare regolarmente il premio oltre il limite di età assicurabile e il premio non sia stato restituito dall'imprese», hanno precisato dall'Isvap. Insomma se le compagnie continueranno a incassare non potranno poi tirarsi indietro al momento del bisogno. Casi che, a quanto pare, in passato si sono già verificati in più occasioni.

Crescono insomma le tutele dei clienti ma arrivano in un momento in cui le compagnie non se la passano affatto bene: il ramo Danni, come noto, è in difficoltà a causa dell'andamento negativo dell'Rc auto. E il sottocomparto malattia, che nel 2009 ha raccolto premi per 2,2 miliardi, è strutturalmente in perdita. «Le compagnie dovranno bilanciare le loro contromosse tra un aumento dei prezzi di questi prodotti e una ulteriore riduzione della profittabilità», osserva Alessandro Santoni, della società di consulenza assicurativa Towers Watson, e non sarà facile. Il leader del settore, le Generali (con premi malattia per 712 milioni), nel 2009 hanno avuto per esempio una sinistrosità lorda del 97,1%, peggiore dell'Rc auto che ha chiuso con l'84,1%. (riproduzione riservata)

Anna Messia

 

05/06/2010